La giusta scelta nella mastoplastica additiva

La chirurgia plastica ha il doppio compito di dover accontentare la richiesta del paziente ed allo stesso tempo apportare una miglioria estetica.

Potrà sembrare che i due aspetti siano in realtà la stessa cosa, ma non sempre è così.

La mastoplastica additiva è forse l’intervento che maggiormente esprime questa dicotomia, soprattutto se i desideri ricalcano uno “stereotipo” dove i canoni estetici non sempre sono rispettati.

Questa mia digressione nasce dalla necessità personale di mantenere e dare un equilibrio estetico agli interventi che eseguo in termini di risultato basato, soprattutto, sulla proporzionalità dell’individuo e nel caso della mastoplastica additiva, della donna.

Gli esempi di come negli anni passati si sia ricercato un aspetto esplosivo del seno anche su fisici esili è evidente a tutti a costo però di sacrificare i rapporti di proporzione tra corporatura e protesi mammaria.

Come è possibile che questo sia avvenuto?

La risposta forse sta nel fatto che la “taglia” del nuovo seno era finalizzata più a riempire eleganti vestiti, pronti a regalare vistosi decoltè su riviste patinate, piuttosto che a privilegiare l’aspetto senza veli della mammella.

Una corsa al volume piuttosto che alla forma.

Questa moda negli anni recenti ha creato un’aspettativa a volte difficile da ottenere senza forzature ed ha oggettivamente messo un pò in crisi i chirurghi plastici.

A tal proposito però va detto che proprio per questa ragione, in considerazione dell’elevatissimo numero di interventi di mastoplastica additiva che vengono eseguiti ogni anno, si sono susseguiti studi di settore volti a comprendere quale fosse in realtà l’aspetto estetico più gradito da donne e uomini di razze e culture differenti.

Le persone intervistate hanno potuto giudicare delle immagini di diverse fotomodelle, sottoposte a mastoplastica additiva, a seno sia nudo che vestito e con caratteristiche differenti tra loro, valutandone così la forma ed esprimendo poi il loro gradimento.

I risultati sono stati opposti al trend di moda proposto dai media, così, l’aspetto molto pieno della parte superiore della mammella a dispetto di quello inferiore e quindi con una proiezione in avanti o verso il basso del capezzolo (come era richiesto da molte pazienti nel desiderio di emulare la star preferita) è in realtà risultato poco gradito a dispetto di un altro tipo di mammella.

Gli studi hanno infatti rivelato che la mammella più gradevole è quella con un polo inferiore leggermente più grande di quello superiore con una proporzione ideale di distribuzione del volume del 45% sopra e del 55% sotto, rispetto al capezzolo, un aspetto più morbido e gradevole sempre, sia con  che senza vestiti.

La proporzione con il torace e l’altezza della paziente, sono chiavi fondamentali per ottenere un buon risultato e grazie alla tecnica adeguata ed all’ampia possibilità di scelta in ambito di protesi mammarie riuscire ad ottenere il risultato desiderato è più semplice anche per il chirurgo.

Il tipo di protesi mammaria può variare in base alla corporatura della paziente, risultando così, a secondo del caso, più indicata una protesi anatomica piuttosto che rotonda, oppure essere questa posizionata sotto la ghiandola mammaria oppure con tecnica dual-plane, o ancora sotto muscolo.

Esempio di mastoplastica additiva con protesi anatomica da 375 cc posizionata in dual plane.

Esempio di mastoplastica additiva con protesi rotonde da 225cc posizionate in dual plane.

La scelta del tipo di intervento e di protesi, credo che debba essere sempre condivisa sia dalla paziente che dal chirurgo plastico affinché si possano ottenere i migliori risultati.

Falsi miti della mastoplastica additiva

La mastoplastica additiva, cioè l’aumento di volume del seno mediante delle protesi, è uno degli interventi di chirurgia plastica più praticati al mondo. Nonostante ciò, esistono ancora falsi miti intorno a questo intervento. Vediamo quali sono e proviamo a fare chiarezza.

Con le protesi non si può allattare. Falso. Le protesi non danneggiano la ghiandola mammaria o i dotti galattofori, in quanto vengono posizionate dietro il muscolo o dietro la mammella. Inoltre non si riscontrano tracce di silicone o altre sostanza nel latte materno.

Le protesi aumentano il rischio di tumore al seno. Falso. È ormai definitivamente accertato che le protesi non aumentano i rischio di tumore della mammella o di altre malattie. In ogni caso, va consigliato alle donne con protesi di fare i controlli di screening annuali, proprio come si farebbe senza aver fatto l’intervento.

Il seno rifatto è freddo. Falso. Le protesi in silicone assumono la stessa temperatura del corpo.

Con le protesi non si può fare la mammografia. Falso. Le donne sottoposte a mastoplastica additiva possono eseguire tutti gli accertamenti diagnostici senologici (mammografia, ecografia, risonanza magnetica…).

Le protesi scoppiano in aereo. Falso. Questa è una delle credenze più diffuse e più bizzarre. Prima di essere messe in commercio, le protesi mammarie vengono sottoposte a diversi test, per verificarne la resistenza ad urti, temperature e pressione. Va ricordato poi che le cabine degli aerei mantengono, in modo pressochè costante, la pressione che si trova a terra. E se non bastasse, bisogna dire che molte delle protesi in commercio arrivano alla sala operatoria attraverso un viaggio aereo, fatto per di più nella stiva non pressurizzata.

Siate percui cauti nei confronti delle chiacchiere, affidatevi a un medico competente per togliervi ogni dubbio e ogni incertezza sull’intervento che desiderate affrontare. Prendetevi cura del vostro corpo senza alcun timore, informandovi da un’esperto del settore.